Intervista al Professor Luigi Paganetto: Economia, Next Generation EU e PNRR
Di Lorenzo Bona
La Fondazione Economia Tor Vergata (FUET) – nell’ultimo incontro del suo Gruppo dei 20 “Revitalizing Anaemic Europe” – ha reso possibile estendere la riflessione sull’economia italiana e sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), alla luce delle più recenti misure che l’Unione Europea ha previsto – col Next Gereation EU – a sostegno della ripresa economica dei Paesi paesi membri.
Il Next Generation EU – come ricordato durante l’incontro – segna una sorta di cambio di passo per l’Unione Europea, che diventa più attenta alla politica industriale e maggiormente concentrata sui temi della transizione ecologica e digitale. Come gli altri Paesi dell’Unione, l’Italia è chiamata a dotarsi di un piano nazionale di ripresa e resilienza per beneficiare dei fondi europei connessi al Next Generation EU.
Ad animare l’incontro per una riflessione su questi argomenti, il Professor Luigi Paganetto – Presidente della FUET, e vicepresidente di Cassa Depositi e Prestiti.
Tra i risultati dell’evento – svoltosi online e realizzato in forma di webinar – un documento intitolato “PNRR, Politica Industriale e Lavoro”, a firma del Professor Paganetto.
Beneficiando dei contributi di alcuni autorevoli partecipanti all’evento, provenienti dal mondo accademico, istituzionale, imprenditoriale e associativo – il documento offre una sintesi delle riflessioni più attuali a cui è giunto il Gruppo dei 20, e al contempo, sollecita l’attenzione su nuove sfide connesse agli scenari economici nazionali e internazionali che l’Italia e l’Europa hanno davanti.
Avendo il piacere e l’onore di appartenere alla FUET, ho pensato di proporre alcune domande al Professor Paganetto nell’intento di mantenere accesa una luce in più sugli esiti del recente incontro del Gruppe dei 20 e sul documento a cui si è fatto cenno.
Domanda: Professor Paganetto, il documento elaborato a seguito degli ultimi lavori del Gruppo dei 20 per stimolare una piena armonia del PNRR con la logica del Next Generation EU, pone tra gli argomenti di maggior rilievo il tema di una politica industriale basata su stretti legami tra misure di sostegno alle filiere produttive e obiettivi di competitività. La transizione ecologica e digitale incoraggiata dall’Unione Europea può risultare un processo utile all’economia italiana per raggiungere questi obiettivi?
Risposta: “Certamente. Soprattutto perchè la condizionalità prevista per il finanziamento degli investimenti connessi a questi obbiettivi spingerà il nostro Paese a presentare progetti validi e realizzabili nei tempi brevi previsti dalla Commissione EU”.
Domanda: In questo processo di transizione ecologica e digitale quali sono gli eventuali elementi di forza dell’Italia?
Risposta: “Sulla transizione ecologica siamo uno dei paesi Europei che ha fatto di più su energia solare ed eolica ed abbiamo le competenze per investire sull’innovazione legata a queste tecnologie. Sul digitale abbiamo la possibilità di partire insieme agli altri nell’applicazione del 5G e a sfruttare i suoi effetti trasformativi su trasporti e mobilità, fabbriche automatiche, servizi e sanità a distanza”.
Domanda: Considerata la struttura industriale italiana, costituita prevalentemente da imprese di piccole e picolissime dimensioni, in che modo l’impenditorialità italiana potrebbe avvantaggiarsi delle opportunità offerte da un’economia sempre più digitale?
Risposta: “Soprattutto nei servizi che nascono dall’uscita di intere filiere dal manifatturiero (esempio l’automotive) e che si riorganizzano utilizzando intelligenza artificiale e big data. Sarà, inoltre, importante la ridefinizione dell’organizzazione del commercio che seguirà inevitabilmente la pandemia. Faccio notare che il maggiore differenziale di produttività tra Usa ed EU non è nei settori ad alta tecnologia ma nel commercio. E l’aumento della produttività è il maggior problema che deve affrontare la UE. Il ben conosciuto fenomeno del successo della catena commerciale Walmart sta a comprovare che digitale e nuove tecnologie possono essere uno straordinario driver dell’efficienza delle reti commerciali”.