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Riflessioni sul commercio internazionale in una prospettiva post-pandemica: il potere delle routine e dell'adattamento

L’articolo che segue, il cui titolo viene sopra ricordato, è la versione italiana del primo e unico articolo che ho avuto l’onore e la fortuna di scrivere e pubblicare con mio padre, Vittorio Bona.

Concepito con lui inizialmente in inglese, l’articolo ha avuto una pubblicazione integrale su questo blog e successivamente una pubblicazione più sintetica apparsa – all’inizio di quest’anno – sulle pagine del News Sun, quotidiano americano stampato nello Stato dell’Indiana. Ne avevamo fatto anche la seguente versione in italiano per renderlo fruibile anche in questa lingua.

Quando stavamo scrivendo il nostro articolo, non immaginavo che non avrei più avuto nuove occasioni per eleborarne altri assieme a lui.

Tant’è che, con lui, pensavo già ad ulteriori possibili temi di economia attorno ai quali sviluppare nuove riflessioni scritte a quattro mani.

La scomparsa improvvisa di mio padre a fine dello scorso mese di Febbraio ha portato indicibile tristezza per me, i miei familiari e tutte le persone che gli hanno voluto bene.

Un sentimento di tristezza che, per quanto mi riguarda, ha molti collegamenti – oltre che con la perdita di un amatissimo genitore – con la circostanza di essermi trovato completamente spiazzato e impreparato dalla sua inaspettata scomparsa.

Eppure in molti dei suoi insegnamenti a tutto campo che mi rivolgeva nelle nostre costanti conversazioni sono state sempre presenti almeno due ampie prospettive di riflessione: da un lato, la temporaneità della vita degli esseri umani sulla terra; dall’altro, l’invito ad essere sempre pronti, preparati e reattivi rispetto agli eventi che capitano a noi e attorno a noi.

In tal senso trovo, sotto più di un aspetto, elemento significativo la sua scelta di chiudere il nostro articolo sul fenomeno degli scambi internazionali e dell’imprenditorialità in tempi di pandemia con il motto “estote parati” (siate pronti).

Non tanto perchè si tratta di un motto capace di sintetizzare efficacemente l’interpretazione che il nostro articolo offre di quel fenomeno in termini diversi da quelli pienamente compatibili con un approccio economico ‘mainstream’ o standard, il quale – in situazioni caratterizzate da squilibri economici – tende a rivelare maggiore fiducia per rimedi provenieinti dalla “mano visibile” delle istituzioni pubbliche, rispetto a quelli che emergono spontaneamente dal modo in cui agisce la “mano invisibile” del mercato di concorrenza.

Più che per queste ragioni, la significatività della scelta di concludere l’articolo con il motto “estote parati” – e quindi con un incoraggiamento ad un atteggiamento comportamentale di costante vigilanza e reattività  – mi pare assumere rilievo in quanto capace di lasciar trasparire un suo coerente collegamento con le due ampie prospettive di riflessione a cui accennavo sopra.

Riuscire ad essere sempre e continuamente preparati e reattivi rispetto agli incessanti cambiamenti ed evoluzioni dei contesti ambientali in cui ci muoviamo, rappresenta per tutti noi una grandissima difficoltà, se non vera e propria sfida impossibile da superare in ogni fase della nostra esistenza come singoli individui.

E tuttavia è la stessa consapevolezza che non è per noi possibile essere sempre completamente prepaprati e pronti per tutto che, a ben guardare, lascia spazio anche al messaggio incoraggiante e rassicurante al tempo stesso che – se aspiriamo a migliorarci – c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, scoprire e condividere con gli altri per provare a creare condizioni di vita migliori, più prospere e felici per tutti.

È sulla scia di questi questi pensieri, organizzati in ricordo del genitore che ho avuto a fianco e – come di recente è stato scritto di lui – del suo modo autorevole e non convenzionale di analizzare le dinamiche economiche, che desidero offrire qui sotto la versione italiana dell’articolo scritto in inglese a cui si è fatto prima riferimento.

Può essere curioso aggiungere, come semplice annotazione di passaggio, che il cauto ottimismo sulle prospettive degli scambi internazionali che esso suggeriva al tempo in cui veniva scritto si legava anche a un fatto che oggi può apparire, per più di un verso, scontato e in via di completo superamento: l’introduzione dei vaccini contro il virus che ha scatenato l’attuale pandemia.

Se è vero che questa felice evoluzione dei fatti sul versante sanitario potrebbe togliere un pò di attualità a qualche passaggio dell’articolo che qui si sta considerando, è tuttavia questa stessa evoluzione – considerata congiuntamente a quella parallelamente in movimento e al momento attuale in riaccelerazione sul fronte degli scambi internazionali – che oggi parrebbe corroborare sempre di più la bontà dello schema interpretativo sviluppato allora nelle sue pagine.  

 Lorenzo Bona

Note:

“Reflections on International Trade in a Post-pandemic Perspective: The Power of Routines and Adaptation”, limestone-economics.com , 30 Novembre 2020 ( https://www.limestone-economics.com/insights/2020/11/30/reflections-on-international-trade-in-a-post-pandemic-perspective )

“International trade: a post-pandemic perspective”, The News Sun, 8 Gennaio 2021 (pubblicato anche online:  https://www.kpcnews.com/opinions/article_643a5314-da33-55ba-a8e8-d4e7f176ad72.html ).

“Addio a Vittorio Bona, lo studioso delle dinamiche economiche”, UnioneSarda.it, 1 Marzo 2021 ( https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2021/03/01/cagliari-addio-a-vittorio-bona-lo-studioso-delle-dinamiche-econom-136-1121194.html ).

 

Riflessioni sul commercio internazionale in una prospettiva post-pandemica:

il potere delle routine e dell'adattamento*

 

Di Vittorio Bona** e Lorenzo Bona

 

 Rilevanza del commercio internazionale

Il commercio internazionale è un fattore fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico.

L'espansione di tale forma di commercio tende a riflettere un obiettivo strategico per la maggior parte dei paesi, in quanto possono aumentare significativamente il loro prodotto interno lordo (PIL) attraverso la vendita di più beni e servizi ai mercati esteri.

Il commercio internazionale condivide molte somiglianze con gli scambi che si verificano a livello nazionale, poiché entrambe queste forme di scambio sono un’immagine speculare per transazioni reciprocamente vantaggiose di beni e/o servizi tra due o più parti. Nonostante questo elemento fondamentale di somiglianza, gli scambi che si svolgono nel contesto dei mercati internazionali sono generalmente legati a complessità maggiori rispetto a quelle relative ai commerci all'interno dei confini nazionali: ad esempio, l’esistenza di diverse lingue, pratiche commerciali, valute e regolamentazioni corrisponde solitamente a nuove sfide aggiuntive per coloro che aspirano ad espandere le loro operazioni commerciali da una scala nazionale a una internazionale.

Gli sforzi per un’espansione delle operazioni commerciali da un livello nazionale a un livello internazionale affondano profonde radici nella storia dello sviluppo economico, come forse può essere meglio simboleggiato dalla creazione – molti secoli fa – di rotte commerciali transcontinentali come la leggendaria Via della Seta che per lungo tempo ha contribuito a collegare molte parti d’Europa con diverse regioni del Medio Oriente e dell’Asia. È tuttavia in tempi molto più recenti, che forse possono avere qualche corrispondenza nel periodo che ha visto l’emergere della rivoluzione industriale, che il commercio internazionale inizia ad essere sempre più percepito come un fattore chiave di crescita e sviluppo economico.

Alcuni impatti dell'attuale pandemia

Purtroppo, oggi – al momento della stesura di questo scritto – l’attuale pandemia legata alla diffusione del Covid-19 sta indebolendo notevolmente il commercio internazionale, in termini molto peggiori di quelli vissuti nell’ambito del commercio interno. Come diversi studi suggeriscono, una pandemia non influisce sulle attività economiche allo stesso modo: molti beni che non sono necessariamente scambiati sui mercati internazionali – come servizi pubblici e servizi per il settore abitativo e sanitario – potrebbero non sperimentare un calo rilevante del livello dei loro scambi e tendono a mantenere un ruolo importante nell’economia. Lo stesso non vale del tutto per i beni la cui produzione e distribuzione dipendono in larga misura dal commercio internazionale, come l’elettronica, i prodotti per l’industria automobilistica, i servizi per il settore turistico: di solito, nei periodi incerti di una pandemia, le catene di approvvigionamento globali che consentono la creazione e la vendita di questo tipo di beni diventano più fragili e meno efficienti; allo stesso tempo, i consumatori tendono a diventare più cauti e, per questo motivo, rimandano i loro acquisti di beni scambiati a livello internazionale, spesso percepiti come non essenziali, fino all’avvento di scenari meno incerti.

L’emergere di situazioni come queste appare particolarmente preoccupante nel contesto dell’attuale pandemia, che – a un livello più generale – sta in gran parte producendo costi estremamente elevati: in primo luogo, in termini di perdita di vite umane e – in secondo luogo – in termini di depressione dell’intera economia globale.

Come è noto, diverse nuove norme e misure sono state proposte e introdotte dalle autorità pubbliche e sanitarie in risposta a questa crisi sanitaria ed economica, al fine di ridurre al minimo la diffusione del virus: ad esempio, distanza sociale, autoisolamento, buone pratiche igieniche e sospensione di numerose attività economiche quando non legate a qualcosa di considerato essenziale per la società.

Fortunatamente, alla data di questo scritto, molti luoghi in tutto il mondo sembrano sperimentare alcuni cauti miglioramenti incrementali per quanto riguarda l’attuale emergenza sanitaria ed economica e – oltre a questo – è stato recentemente annunciato anche un arrivo relativamente rapido di diversi vaccini; ma purtroppo, allo stesso tempo, non è del tutto chiaro quando le cose torneranno ovunque in uno stato di completa normalità.

Situazioni difficili create da livelli di incertezza senza precedenti

Le sfide che tutto ciò crea per una piena ripresa del commercio globale possono apparire ancora più difficili se pensiamo che importanti cambiamenti nei processi produttivi – principalmente legati a un forte progresso nell’automazione e a una rapida crescita dell’internet delle cose – stavano già introducendo una serie di complicazioni nel settore del commercio internazionale ben prima dello scoppio della pandemia di Covid-19.

In altre parole, l’organizzazione di strategie chiare per un pieno e rapido rilancio del commercio internazionale appare come un compito estremamente problematico: la presenza diffusa di livelli eccezionalmente elevati di incertezza emerge come un ostacolo critico che deve essere superato per organizzare efficacemente tali strategie.

 Motivi di un cauto ottimismo

Sebbene molti commenti introdotti sinora in questo scritto possano creare un certo senso di scoraggiamento, vi è tuttavia più di un motivo per continuare a guardare al futuro del commercio globale attraverso le lenti di un cauto ottimismo.

Questo cauto ottimismo può trovare una sorta di ancoraggio in almeno due linee di ragionamento principali.

Una di queste linee, come già accennato in precedenza, riguarda lo sviluppo di vaccini che – secondo quanto riportato da molti giornali e altri mass media – dovrebbero essere disponibili in un periodo di tempo relativamente breve e aiutare a portare sotto controllo e a minimizzare la diffusione del virus, in modi che dovrebbero anche favorire un ritorno a qualche parvenza di normalità in tutto il mondo.

Un’altra linea di ragionamento a sostegno di un cauto ottimismo sul futuro del commercio globale può avere qualche connessione con alcune idee che sono state sviluppate all’intersezione tra economia e teoria organizzativa con lo scopo di favorire una migliore comprensione di fenomeni che sono particolarmente problematici, per non dire insormontabili, se interpretati utilizzando soltanto gli strumenti della scienza economica nella sua versione mainstream : ad esempio, l’esistenza dell’imprenditorialità e delle imprese in scenari di mercato caratterizzati da incertezza.

Queste idee al crocevia tra studi economici e organizzativi cercano di conciliare la logica iper-astratta dell'economia mainstream – dove tutto avviene simultaneamente in contesti di informazione perfetta che consentono a ciascun partecipante al mercato di massimizzare il proprio benessere – con interpretazioni più realistiche della realtà. In questa prospettiva, l’emergere dell’imprenditorialità sostenuta e potenziata dall’organizzazione d’impresa è il risultato di un processo evolutivo che si è fatto strada nel corso della storia degli scambi, affermandosi come la risposta più efficace per far fronte alle più o meno gravi disfunzioni di mercato, come quelle associate ad alti livelli di incertezza.

Un incoraggiamento a convergere verso questo tipo di prospettiva, può forse trovare alcune delle sue basi più solide in ricerche pionieristiche come quelle del Premio Nobel per l’economia Herbert A. Simon, che potrebbero essere riassunte – con una certa semplificazione – in tre principali temi interconnessi. In primo luogo, gli esseri umani non mirano necessariamente a risultati ottimali, ma più semplicemente a risultati soddisfacenti per le loro decisioni. In secondo luogo, in conformità con questo criterio informatore del processo decisionale, per gli uomini risulta solitamente vantaggioso progettare e adottare routine comportamentali e schemi standardizzati di interazione, al fine di ridurre al minimo il rischio di transazioni interminabili e in gran parte inconcludenti ove si mirasse a un completo raggiungimento di obiettivi astrattamente ideali. In terzo luogo, i vantaggi derivanti da una combinazione tra modelli di interazione standardizzati e strategie decisionali soddisfacenti tendono a tradursi in potenti incentivi per il sorgere e l’affermarsi di forme di impresa organizzate.

In altre parole, disfunzionalità dei mercati derivanti da situazioni con alti livelli di incertezza stimolano la ricerca di soluzioni adeguate. Da qui l’emergere forme d’impresa, capaci di scoprire e di attuare routine organizzative utili a trasformare l’esistenza di ambienti incerti in opportunità per la creazione di valore e dinamismo economico sui mercati, nazionali ed internazionali. Ed è anche sulla base di simili argomenti che è ragionevole mantenere una visione cautamente ottimistica sul futuro del commercio globale.

Strategie aziendali in contesti di incertezza

Cercando di tradurre tutto questo in termini che possono avere una rilevanza più pratica per business leader che operano o aspirano ad operare sui mercati internazionali, si può anche aggiungere che le aziende – di fronte ad alti livelli di incertezza dovuti a fattori esterni, come quelli attuali associati alla pandemia di Covid-19 – devono adattare i loro comportamenti a favore di strategie che consentano loro di preservare la loro presenza sul mercato e/o aumentare le loro possibilità di successo nell’economia globale.

Come accennato in precedenza, ciò che conta di più non è l’organizzazione di piani di azioni ottimali, ma piuttosto l’adozione e l’implementazione di comportamenti che possono portare a risultati soddisfacenti.

D’altra parte, con qualche connessione con gli studi di un altro grande economista, Armen A. Alchian, si potrebbe anche osservare che in condizioni di incertezza non ha molto senso per un’azienda puntare alla massimizzazione dei profitti, in quanto è più importante concentrarsi sull’adattamento al fine di preservare la sua vitalità sui mercati, cioè la sua capacità di implementare strategie che possono portare a una situazione di profitto con un valore positivo , anche se questo può anche essere a livelli minimi.

Come si può facilmente intuire, alla ripresa delle condizioni normali di mercato – quando cioè sarà venuta meno la causa esogena che attualmente accentua l’incertezza – le imprese che sono state in grado di preservare la loro vitalità si troveranno pienamente pronte a beneficiare della ripresa economica, senza aver subito gravi perdite in termini di quote di mercato e/o senza aver deliberatamente optato per un’attività ridotta sul mercato che, per loro, potrebbe tradursi nella creazione di un risultato indesiderato a vantaggio di imprese concorrenti.

Come orientamento generale per l’adozione di strategie commerciali per il raggiungimento di obiettivi soddisfacenti, potrebbe essere importante considerare che i fattori esogeni che hanno un impatto negativo sul sistema del commercio internazionale di solito hanno carattere temporaneo, cioè hanno una durata limitata nel tempo. D’altro canto, l’impresa può trovare ampiamente vantaggioso mantenere la sua presenza sui mercati internazionali il più a lungo possibile o, più precisamente, fino a quando è in grado di coprire i costi operativi degli investimenti.

E molto probabilmente, i vantaggi derivanti da questo tipo di strategia diventeranno ancora più chiari per tutti, nel momento in cui verrà introdotto sul mercato un vaccino contro il virus che sta producendo l’attuale pandemia.

Questo momento non sembra troppo lontano, come riferiscono molti giornali. Solo il tempo necessario per attenersi al prudente motto "estote parati"(siate pronti).

 

Note:

*Articolo finito di scrivere il 5 Dicembre 2020.

**Vittorio Bona, già segretario del Comitato Scientifico della Programmazione in Sardegna, e professore di Teoria dello Sviluppo Economico nella facoltà di Economia e Commercio, dell’Università di Cagliari. Era membro del Comitato Esecutivo dell’Istituto di Studi e Programmi per il Mediterraneo (ISPROM).

Lorenzo Bona